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PARCHI DELLA MEMORIA
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Il terrore creato dai Bush
Venticinque anni fa un aereo cubano con 73 persone a bordo veniva fatto esplodere in volo. Era l’attentato piu’ grave della stretegia del terrore pianificata dalla Cia contro il governo di Cuba. Una rete criminale sorta con lo sbarco alla Baia dei Porci, estesasi al Viet-nam, all’America Latina delle dittature, al Centroamerica dei diritti umani violati. Una santa alleanza del terrorismo internazionale sviluppatasi sotto le ali della famiglia Bush.
Antonio Mazzeo
All'ombra della Cia

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Un uomo Cinta Larga
Per Astolfo, ma se qualcun altro passa di qui e lo legge non gli fa male… Il blog di Astolfo, per chi vuole saperne di più e magari partecipare alla discussione: in giro per il mondo
Il sito del FUNAI dal quale ho tratto e tradotto dal portoghese la prima parte delle informazioni, per ora, domani cercherò di tradurre la testimonianza del leader dei Cinta Larga: FUNAI-Cinta Larga
Senatrice ricorda il massacro del parallelo 11 e difende i Cinta Larga
La senatrice Fatìma Cleide, del Partido dos Trabalhadores de Rondônia, ha fatto un discorso sulle popolazioni indigene, facendo risaltare la questione dei Cinta Larga, ricordando il massacro del parallelo 11, dove furono sterminati. Segue parte del discorso e la relazione:
“Quarant’anni fa, a causa dell’episodio conosciuto come il massacro del parallelo 11, lo Stato brasiliano fu, per la prima volta, denunciato internazionalmente per genocidio. Nel 1963, a favore dei cercatori di diamanti, ridusse i 5.000 Cinta Larga a circa 1.300 sopravvissuti, in una brutale azione di sterminio. Fino ad oggi i mandanti non sono stati puniti, in quanto i testimoni e i denuncianti furono assassinati o impazzirono.
Nel gennaio di quest’anno, l’area dei Cinta Larga era invasa da 5.000 cercatori abusivi in attività dagli effetti drammatici sulle condizioni di vita e la cultura di quel popolo millenario. A partire dal benestare del Presidente Lula, nel frattempo l’attività predatoria dei cercatori abusivi ed il saccheggio delle risorse naturali nell’area Cinta Larga è stata contenuta dall’azione competente di un’equipe del FUNAI, coordinata dall’indigenista Walter Blós, che ha fatto ritirare –pacificamente- i cercatori dalla terra indigena, con la partecipazione diretta degli stessi indios nelle operazioni di vigilanza e controllo del loro territorio, appoggiati dalla Polizia Forestale di Rondonia e dalla Polizia Federale. E’ stato anche varato il Piano d’Emergenza Pro-Cinta Larga, che, approvato nel 2002 dal Ministero della Giustizia, non era stato ancora sperimentato.
Nel frattempo, dallo scorso settembre, la negata liberalizzazione delle risorse approvata per effettuare il Piano Pro-Cinta Larga e per le azioni di emergenza, ha rianimato gli attacchi di sfruttamento illegale di risorse nel territorio indigeno. Con questo, hanno guadagnato rinnovato respiro la prostituzione, la corruzione, il traffico di armi e droga, con crescente registrazione di morti, sia tra gli indios che tra i cercatori abusivi e gli indigenisti.
Oggi i cercatori abusivi e le grandi imprese di sfruttamento minerario fanno pressione al governo per la liberalizzazione della ricerca abusiva e minacciano di invadere nuovamente l’area.
A sua volta, il governatore Ivo Cassol è stato duramente criticato e reso parzialmente responsabile per l’aggravamento della situazione, a causa delle posizioni assunte pubblicamente a favore della liberalizzazione dello sfruttamento minerario nell’area Cinta Larga ed altri comportamenti che, senza la valutazione delle organizzazioni sociali dell’Amazzonia, favoriscono e stimolano la violazione dei diritti indigeni.
Il (fatto) più preoccupante, in tutto ciò, è che è in corso una campagna meschina e criminale, che utilizza tutti i veicoli di comunicazione del mio Stato, divulgando informazioni false e calunniose contro gli indios Cinta Larga ed i funzionari del FUNAI, che perseverano nel difendere la vita ed i diritti costituzionali di quella comunità indigena.
Secondo informazioni che ci giungono da Rondonia, i Cinta Larga sono barbaramente accusati di partecipare a crimini da loro non riconosciuti (che negano di aver commesso), il che ora esige il fondamentale sostegno giuridico ed il monitoraggio da parte di relatori dei diritti umani nazionali ed internazionali per evitare altre violazioni dei diritti indigeni nella regione.
La campagna dispiegata contro gli indigeni confonde l’opinione pubblica dei cittadini che vivono nei municìpi vicini alla Terra Indigena Cinta Larga. E va oltre: alimenta ed amplifica il pregiudizio, la discriminazione e la violenza sulle popolazioni indigene in generale, di tutte le etnie, inducendo la popolazione rondoniense ad accreditare l’idea che gli indios siano un ostacolo allo sviluppo locale. Dipinti dai media locali come assassini crudeli, antropofagi primitivi ed altre assurdità, quella campagna serve solo per giustificare un imminente genocidio, stimolato e patrocinato dal ricco mercato dello sfruttamento minerario e del legname, come 40 anni fa si fece contro i Cinta Larga di Rondonia, come
500 anni fa si fece nel nostro Paese.
In funzione della gravità della situazione, la Commissione dei Diritti Umani della Camera dei Deputati è stata in visita in quella regione nello scorso mese ed ha presentato le sue conclusioni in pubblica udienza la scorsa settimana. La relazione costituisce un documento storico, con la precisa registrazione di fatti tanto crudeli che ricorrenti di cui è vittima il popolo dei Cinta Larga.

alla stazione - 2003
Solo la terra sembra viva, quando trema. Viva come un enorme mostro che si risveglia da un lungo sonno e cerca di scrollarsi di dosso tutto quello che lo ricopre.
Io non avevo paura: la mia mente aveva fatto un salto in avanti nel tempo e mi sentivo già in un'altra dimensione, dove la materia animata e quella inanimata diventavano trasparenti, leggere, compenetranti evaporazioni di quello che erano state.
Io attraversavo le macerie e le macerie attraversavano me, mentre le grida della gente che fuggiva si facevano lontane.
Ma il mio nome, urlato nel buio da un amico, era risuonato in me come un richiamo. Mi ero alzata dal tavolo del bar ed ero uscita, senza correre, solo perchè la sua voce era disperata.
E mi ero resa conto di essere ancora viva.
Non è stato così per altre duemila persone, la notte del 6 maggio 1976.
Lezione di democrazia, libertà, civiltà:

la pietra dai 12 angoli - cuzco, perù
Cercando la mitica pietra dai dodici angoli nella parete esterna della cattedrale di Cuzco, costruita sulle rovine del palazzo imperiale dell’Inca, lungo la viuzza che la costeggiava, sentimmo il suono di un campanellino che si avvicinava. Pensammo ad un cagnolino, ma quella che si stava avvicinando faticosamente era una figura umana, avvolta in un mantello di lana ruvida, grigiastra. Non si capiva nemmeno se fosse un uomo o una donna. La sua andatura era sbilenca sui piedi scalzi ridotti a moncherini senza dita, ed anche la mano che posava sul muro per sostenersi era priva di dita. Sollevò il volto devastato verso di noi, un volto che sembrava una grottesca maschera, ma non era una maschera, non era.
Era un lebbroso, con il mantellaccio sdrucito ed il campanellino, come avevo letto solo nei racconti e resoconti medievali.
Tra quelle mura di antiche pietre mi era parso di essere proiettata indietro di secoli. I pensieri vennero ore più tardi, perché per tutto il giorno quel campanellino risuonò nella mia testa, non come segno di pericolo, ma come monito a tener presente quanto noi fortunati sani ci lasciamo abbattere dalle inezie. Ma spesso sono le nostre anime ad essere più malate, a cadere nella disperazione per una delusione d’amore, per un lavoro perso, per l’insoddisfazione di una vita che noi non siamo capaci di vivere al meglio, rimescolando continuamente i piccoli drammi del passato, l’affetto che non abbiamo ricevuto, le incomprensioni, i malintesi, le ferite che crediamo solo di subire, dimenticando quelle che infliggiamo noi agli altri, perché siamo tutti buoni, noi, e se siamo cattivi è perché gli altri ci hanno fatti diventare tali.

Odore di bucato per la strada, e la mia ombra che si allunga davanti a me nell'ultimo sole. Lunedì pomeriggio, negozi chiusi e non incontro anima viva lungo il percorso da casa in piazza. Questo ormai è un paese morto.


segmenti di spirali

catena
Ho cominciato a rileggere "Proceso a un angel" di Fernando Soto Aparicio, scrittore colombiano, che narra la storia di una ragazzina solitaria e triste che prima viene usata dal patrigno come piccola santa che ha avuto l'apparizione della madonna, e la gente accorre da ogni luogo al misero villaggio per farsi benedire, lasciando oboli che verranno intascati dal patrigno.
In seguito, l'amante del patrigno ed altre persone invidiose sia della fama raggiunta da quella che era la piccola reietta del villaggio, sia dalle ricchezze che la famiglia va accumulando, trasformano la figura della santa in quella di una strega, che finiscono per mettere al rogo.
La narrazione è a più voci che si intrecciano e coinvolge tutti i personaggi della vicenda, che raccontano la loro versione dei fatti. La prima voce è quella del fratello, l'unico che l'amasse, ma che non ha avuto il coraggio di difenderla contro tutti. Tutti, perchè poi anche il patrigno e la madre, per sottrarsi alle accuse di complicità con la ragazzina, che era solo un loro strumento, si dichiarano raggirati dalla piccola "strega".
La pena per ognuno di loro sarà un rimorso dal quale non potranno mai liberarsi.
Alle sette della sera il cielo si fa scuro di nubi e le rondini volano basse. Sta per arrivare un temporale, forse riuscirò a svegliarmi da questo torpore, forse riuscirò a riordinare un po' la casa e le idee. Non so cosa mi sta accadendo, forse è solo la primavera, però mi sento strana, come se fosse successo qualcosa di inatteso e definitivo che mi abbia disorientata. Ma non è successo niente. Niente di cui io mi sia resa conto. Sta forse per succedere qualcosa? E' forse in gestazione qualcosa che ancora non si è manifestato? Come il temporale che sta per scoppiare, ma non si decide, gira intorno alle montagne, ma le rondini continuano a volare basse.
Resto qui ad aspettare.
da youngstown (the ghost of tom joad)
bruce springsteen
...When I die I don't want no part of heaven
I would not do heavens work well
I pray the devil comes and takes me
To stand in the fiery furnaces of hell.
per te, che non hai mai saputo vivere se non per il lavoro
Durante i primi anni, quando ti sognavo tornavi sempre dall'aldilà ed eri fragile, così fragile che occorreva stare attenti a tutto, a come toccarti, soprattutto la testa, a non farti stancare, a parlarti a voce bassa, fare in modo che dei rumori improvvisi non ti spaventassero, che tu non girassi bruscamente la testa, perchè avresti potuto morire di nuovo.
Tu non parlavi mai, avevi un sorriso distante, anche se ci guardavi con occhi affettuosi, ed io, pur sapendoti così fragile, mi sentivo più piccola di te, si era invertita la soggezione, ero io a provarla verso di te, perchè tu avevi conosciuto un mondo che io non potevo nemmeno immaginare.
Ora è diverso, quando ti sogno sei vivo e forte, sei forse l'uomo che saresti diventato. Ormai sei tu il fratello maggiore nei miei sogni, ma credo che questo derivi anche dal fatto che, pur essendo molto più piccolo di me, eri molto più serio e responsabile di quanto non lo sia mai stata io.

era
Doña Teresa si faceva portare tutte le sere una rosa bianca dal vecchio guardiano del quartiere, che la rubava dal giardino dei vicini. Quella rosa era per me, per curare la mia tristezza. Lei la metteva capovolta in un bicchiere d'acqua e poi portava il bicchiere nel patio, sul davanzale di una finestra, perchè la rosa doveva raccogliere le energie delle stelle. Quando mi alzavo al mattino mi faceva bere l'acqua dov'era stata immersa la rosa e quell'acqua aveva un leggero sapore di nettare.
Io non credevo a quei riti magici, però mi sentivo meglio solo perchè quella madre che non mi aveva partorita mi nutriva così del suo amore.